Uber

  • Milite Ignoto IMG_20160404_181753

    Tecnica: acrilico su tela Dimensioni:  100 x 140 cm Anno: 2010

 

Si fa chiamare Uber, il pittore Luciano Gatti di Orzinuovi nativo di Rovigo, e racconta il suo rapporto con l’umanità dipingendo soprattutto volti di donne; investiti da mutazioni impercettibili eppure allontananti dalla normalità precostituita, svelano indizi di metamorfosi rispecchianti le mille immagini della condizione umana. Il percorso visibile fino al 22 giugno alla galleria Ferrari di via Oldrado da Ponte raccoglie circa 40 tra tele e acquerelli collegati dal filo rosso della libertà da schemi e dell’amore per la sperimentazione, due aspetti da non leggere però come espressivi di una personalità in via di orientamento. Uber avvia il suo percorso espositivo appena ventitreenne già nel 1976, dopo la formazione acquisita con il maestro Antonio Mastropietro, uno dei maggiori artisti polesani del secolo scorso alla cui scuola sono convenuti numerosi pittori italiani. In seguito apprende le tecniche dell’affresco e del trompe l’oeil giungendo a frequentare in tempi recenti la Libera Accademia di Belle Arti di Brescia. C’è in lui, sostenuta dalla padronanza strumentale che gli consente l’uso solidamente espressivo dei materiali pittorici, l’attitudine a descrivere il tempo che transita sulle nostre storie e vi porta le bufere dei drammi e dei sentimenti che insieme alla riflessione verso la comprensione del vero cambiano noi stessi e l’umanità. Ma nella lunga galleria delle figure di Uber, quasi mai si trova la deformazione esasperata o lo sguardo della rassegnazione o dell’angoscia. Nelle opere più riuscite c’è piuttosto la coscienza del divenire, l’accoglimento di un mutare inevitabile che non annulla il valore dei raggiungimenti e della sostanza intima dell’uomo. I volti investiti da accenni di metamorfosi spesso accentuati dalle scelte degli impaginati compositivi, che li rendono forme familiari eppure estranee, trattengono l’armonia dei ricordi: nello sguardo condiscendente del pittore sui tratti e nella contenutezza ricercata delle tinte; o, altrove, nelle accensioni coloristiche espressive di una realtà pensata, dipinta a larghe pennellate fluide. Esiste nelle opere di Uber una commistione tra linguaggi diversi, vicini all’espressionismo e al realismo esistenziale, ma l’artista ha trovato la sua cifra nella rielaborazione dei mezzi: gli allungamenti delle figure in verticale e la costruzione di inediti effetti di colore materico disteso in bande lineari; l’uso del catrame dispensatore di effetti di lucidità decorativa; il dialogo con il legno del supporto e, nelle opere di grande formato, la ricerca della terza dimensione che buca la tela per inserire oggetti e simboli nello spazio sottostante.