Emilio Scanavino

 

Quadri attualmente presenti in galleria e disponibili alla vendita:

  • Nascenza unnamed (1)

    Tecnica: olio su tela Dimensioni:  50 x 61 cm Anno: 1977 Prezzo: trattativa riservata

  • Struttura struttura - 1970 - olio su tavola 92 x 73

    Tecnica: olio su tavola Dimensioni:  92 x 73 cm Anno: 1970 Prezzo: trattativa riservata

  • Immagine immagine - acrilico su tela - 64 x 80 - 1960

    Tecnica: acrilico su tela Dimensioni:  64 x 80 cm Anno: 1960 Prezzo: trattativa riservata

Dopo un inizio figurativo la pittura di Emilio Scanavino assunse ben presto caratteristiche postcubiste, con le forme che si stilizzarono progressivamente sino a dissolversi del tutto nei primi anni ’50.
Nel ’54 nelle sue tele comincia ad affiorare quello che poi diventerà il suo segno caratteristico, vale a dire il nodo stilizzato che caratterizzerà tutta la sua produzione successiva. I lavori degli anni ’50 sono considerati fra i suoi più belli, in quanto è possibile vedere in essi la genesi di quella trasposizione pittorica dell’interiorità con tutti i suoi tormenti, che rende inconfondibile la sua arte.
Nei suoi quadri più tardi degli anni ’70 il “nodo” è perfettamente delineato e riconoscibile, declinato in inquietanti forme, talvolta minacciose e macchiate di rosso sangue. Sebbene Scanavino sia un artista di difficile collocazione in una specifica corrente, lo si può considerare un astrattista informale, vicino all’Espressionismo astratto e alla ricerca artistica di Hans Hartung e Georges Mathieu.

Nel 1938 si iscrisse al Liceo Artistico Nicolò Barabino di Genova, dove conobbe il professor Mario Calonghi, figura di grande stimolo culturale per la sua prima formazione. Nel 1942 fece la sua prima mostra personale presso il Salone Romano di Genova. Nello stesso anno si iscrisse alla Facoltà di Architettura dell’Università di Milano.
Nel 1946 si sposò con Giorgina Graglia.
Nel 1947 Scanavino si recò per la prima volta a Parigi dove soggiornò per qualche tempo ed ebbe modo di incontrare poeti e artisti come Edouard Jaguer, Wols, Camille Bryen. L’esperienza parigina si rivelerà fondamentale nel suo percorso stilistico, in particolare per gli echi del postcubismo che assimilò e interpretò in chiave personale fin dal 1948, quando espose alla Galleria Isola di Genova. Nel 1949 nacque il primo dei due figli. Nel 1950 espose alla XXV Biennale di Venezia. Nel 1951 in occasione di una mostra personale alla Apollinaire Gallery visse per qualche tempo a Londra, dove conobbe e frequentò Philip Martin, Eduardo Paolozzi, Graham Sutherland, Francis Bacon. Nello stesso anno aprì il suo primo studio a Milano in una mansarda di Foro Bonaparte. Il critico Guido Ballo e i galleristi Guido Le Noci, Arturo Schwarz si occuparono del suo lavoro.
L’anno dopo, 1952, lavorò anche nella fabbrica di Ceramiche Mazzotti ad Albissola Marina, dove incontrò numerosi artisti e strinse amicizia con alcuni di loro, tra questi Lucio Fontana, Asger Jorn, Guillame Corneille, Sebastian Matta, Wifredo Lam, Giuseppe Capogrossi, Enrico Baj, Sergio Dangelo, Roberto Crippa, Gianni Dova, Agenore Fabbri, Aligi Sassu e altri. Nel 1952 nacque la seconda figlia Paola.

Nel 1954 espose alla XXVII Biennale di Venezia e l’anno dopo ricevette il Premio Graziano. Nel 1956 le sue opere furono esposte, unitamente alle opere dell’artista americana Sarah Jackson, nella mostra This is Tomorrow alla Whitechapel Art Gallery di Londra. Nel 1958 vinse il Premio Lissone e partecipò con una sala alla Biennale di Venezia, vinse il Premio Prampolini. Nello stesso anno firmò un contratto con la Galleria del Naviglio diretta dal grande gallerista Carlo Cardazzo con il quale intrattenne un importante rapporto di amicizia e di lavoro. Si trasferì con la famiglia a Milano. Molti critici si occuparono della sua opera tra cui Enrico Crispolti, Guido Ballo, Giampiero Giani, Edouard Jaguer, Gillo Dorfles, Roberto Sanesi, Franco Russoli e Alain Jouffroy.

Nel 1960 vinse il Premio Spoleto, il Premio Sassari, il Premio Valsesia e il Premio Lignano ed venne invitato, con sala personale, alla XXX Biennale di Venezia.
Nel 1962 acquistò una vecchia casa a Calice Ligure, che trasformò in atelier. A Milano conobbe il collezionista Gianni Malabarba con il quale in seguito ebbe un intenso rapporto di amicizia.
Nel 1963 ricevette il Premio La Spezia proprio mentre Carlo Cardazzo, che per sette anni aveva sostenuto Scanavino con l’impegno d’amico, moriva improvvisamente: questo lutto colpì profondamente il pittore. Renato Cardazzo proseguì il lavoro del fratello come mercante d’arte e contribuì ad allargare la fama di Scanavino in Italia e all’estero.

Nel 1966 alla XXXIII Biennale di Venezia, dove espose nuovamente in una sala personale, vinse il Premio Pininfarina.
Nel 1968 trasferì il suo studio a Calice Ligure. In questa località si stabilirono numerosi artisti che costituirono attorno a Scanavino una piccola comunità[1].
Nel 1970 ricevette il Gran Premio alla Biennale di Mentone. Il collezionista Franco Castelli, direttore de “L’uomo e l’Arte”, divenne suo amico e suo sostenitore.
Nel 1971 superò con successo una delicata operazione: la guarigione diede l’avvio a una nuova fase creativa della sua pittura. Viaggiò in Belgio, Francia e Germania pur continuando a vivere e lavorare a Calice Ligure. Tra il 1973 e il 1974 la Kunsthalle di Darmstadt presentò una sua vasta mostra antologica che, con alcune varianti, passò a Venezia a palazzo Grassi e poi a Milano a palazzo Reale, nel 1974.
Nel 1982, nonostante il progressivo aggravarsi della malattia, continuò a lavorare e ad avere una intensa attività espositiva in spazi pubblici e privati e nel 1986 venne invitato ad esporre alla Quadriennale di Roma. Morì a Milano il 28 novembre del 1986.